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Lo Stampiere della Sera

Ci sono almeno due modi di valutare l'ipotesi di una fusione tra La Stampa e il Corriere della Sera (per ora chiamiamolo "Lo Stampiere della Sera"). Il primo è industriale e il secondo editoriale.

Dal punto di vista industriale, la questione sembrerebbe piuttosto semplice.

1) Lo Stampiere venderebbe più o meno della somma dei due giornali? Ci sono economie di scala che riescano a farsi valere anche a fronte di alti costi fissi? 

2) Ci sarebbe un aumento nel potere di controllo del mercato – addirittura riuscendo a creare un monopolio – nella regione di interesse?

3) Il mercato rimarrebbe aperto all'ingresso di nuovi contendenti?

4) Lo Stampiere sarebbe in grado di imporre prezzi più bassi ai fornitori di carta o ai distributori e prezzi più alti agli inserzionisti?

Non sono un esperto, ma mi sembra che dal punto di vista industriale il mercato tradizionale (il lettore di quotidiani) dello Stampiere non possa ingrandirsi ma solo ridursi. Il target dell'operazione non possono essere solo le copie che Repubblica vende in Piemonte. Le fusioni d'altronde riescono tra giornali il cui mercato si sovrappone (Il Sole e il 24 Ore, oppure il Milwaukee Journal Sentinel o il Montgomery Advertiser), non tra giornali simili ma attigui. I ricavi da vendita del quotidiano non possono dunque aumentare, mentre quelli della pubblicità sono aperti a maggiori spiragli, ma per sfruttarli non è indispensabile una fusione dei due giornali. Anzi forse è vero il contrario: meglio tenere distinti i media che conterranno pubblicità diverse.

Se dal lato dei ricavi poco si può fare, i margini di manovra sono offerti soprattutto dalla riduzione dei costi. I prezzi dei fornitori sono quasi fissi (esteri), resta il costo del lavoro. E per l'affetto che mi ha legato alla Stampa spero davvero che il progetto industriale non si riduca a questo.

A meno che non si pensi a un mercato dell'informazione davvero in trasformazione. Sul modello che ha disegnato Springer o il Financial Times: con i giornali che diventano produttori di informazione digitale su un ciclo di 24 ore (concentrato al mattino e alla sera) simile a quello delle televisioni e gradualmente abbandonano la carta. Ma in tal caso che senso ha un'operazione di capitale in cui il patrimonio è costituito in larga parte da immobilizzazioni (sedi, stamperie e altro) che non sarebbero funzionali al progetto digitale?