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A che cosa servono le Grandi Coalizioni

 

Il documento della Commissione europea sull'economia italiana è ricco di spunti che vanno al di là della valutazione positiva sulla sospensione della procedura di disavanzo eccessivo. In effetti il documento rientra in una procedura di valutazione più ampia, che riguarda tutti gli squilibri macroeconomici. 

Il messaggio più importante non viene dal contenuto, che è significativo ma non sconosciuto a chi analizza la società italiana. Ma dal fatto che va a toccare un nervo scoperto della politica italiana e toglie un alibi importante a chi governa. E' questo unomdei benefici di avere autorità non nazionali – come appunto la Commissione di Bruxelles – capaci di mettere a nudo le idiosincrasie della politica nazionale.  

Riproduco qui sotto una parte della sintesi: 

Il secondo esame approfondito per l'Italia, presentato dalla Commissione il 10 aprile scorso, conclude che l'economia italiana presenta squilibri macroeconomici che richiedono un monitoraggio e un intervento deciso. L'elevato debito pubblico dell'Italia, la perdita di competitività esterna e la sottostante debolezza della produttività costituiscono i principali squilibri macroeconomici. In particolare, la costante debolezza della produttività, che deriva dalle carenze strutturali e non si riflette adeguatamente nella dinamica salariale, ha determinato un aumento del costo del lavoro per unità di prodotto i cui effetti sono stati ulteriormente accentuati da un forte apprezzamento del tasso di cambio effettivo nominale dell'Italia tra il 2003 e il 2009.

• La scarsa produttività del paese è dovuta, tra l'altro, a un modello sfavorevole di
specializzazione merceologica e alle limitate capacità di crescita delle imprese italiane. Il
modello di specializzazione dell'Italia è molto simile a quello dei mercati emergenti: il valore aggiunto viene per lo più generato in settori tradizionali a contenuto tecnologico relativamente basso, principalmente a causa delle limitate capacità di innovazione delle imprese italiane. L'esame approfondito analizza il ruolo delle microimprese e delle piccole imprese nell'economia italiana, sostenendo che la loro predominanza è all'origine delle difficoltà delle imprese italiane di crescere e operare a livello internazionale, a causa di ostacoli istituzionali e normativi, delle caratteristiche strutturali e di un contesto imprenditoriale sfavorevole. Questi fattori limitano anche l'afflusso di investimenti diretti esteri, il che impedisce all'Italia di sfruttarne i benefici diretti e indiretti: il trasferimento di capitali e di conoscenze, la maggiore partecipazione al commercio
mondiale e l'impulso alla creazione di un contesto imprenditoriale di maggiore competitività e di moderna gestione d'impresa.

Quello che questa breve analisi denuncia è che sia dal lato del lavoro sia dal lato del capitale sono necessarie riforme che toccano in profondità le prerogative di sindacati e imprese. 

La "Piccola Grande Coalizione" – in carica, unendo nella responsabilità comune di governo partiti politici più vicini al mondo del lavoro – il Partito Democratico ha scelto come segretario un sindacalista – e altri più vicini al mondo del capitale - il PDL è presieduto da uno dei maggiori imprenditorin italiani - è chiamata in causa direttamente.

Letta e Alfano, Epifani e Berlusconi, se leggono le importanti raccomandazioni della Commissione dovrebbero disarmare insieme quello che io definisco "il protezionismo di parte", cioè l'attitudine di ogni parte politica, destra e sinistra, a fare solo riforme che rendono meno protetti gli elettori del partito avverso. La destra liberalizza volentieri il mercato del lavoro mantenendo protetto il controllo del capitale, mentre la sinistra preferisce rendere contendibile il capitale ma proteggere il mercato del lavoro.  

La Piccola Grande Coalizione ha senso solo se serve a disarmare i protezionismi delle due parti, non se serve a legittimare il loro protezionismo. Ora che da Bruxelles è stato ben spiegato quello di cui il paese ha bisogno, non mi sembra che ci siano alibi.