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Uscire dall’euro mettendo controlli di capitale? difficile nell’euro-area

Ieri mi hanno coinvolto come discussant alla presentazione di un’interessante ricerca di un economista americano. E’ il tipo di situazione pubblica che evito come la peste perche’ nonostante gli esercizi degli ultimi anni ho perso disinvoltura nelle formulazioni quantitative, ammesso che l'abbia mai avuta. Ma si trattava di uno degli argomenti che piu’ appassionano I miei dirimpettai del Peterson Institute e che piu’ impegnano in questi anni i ricercatori del Fondo monetario. La questione e’ la seguente: Se abbiamo rilegittimato l’idea dei controlli di capitale, come dobbiamo usarli? E la risposta e’ che ci sono un sacco di gradazioni negli strumenti che frenano la circolazione dei capitali. Ma alla fine se bisogna mettere I controlli bisogna costruire dei muri e non dei cancelli. Chiusure temporanee o parziali sono piene di spifferi.

Bisogna cioè adottare soluzioni cinesi e non brasiliane. Non posso presentare il dettaglio empirico della ricerca, perche’ il paper verra’ pubblicato solo a settembre, ma un’osservazione e’ rilevante per le implicazioni che la ricerca ha per la crisi europea. Non si puo’ immaginare che un paese che dovesse uscire dall’euro a titolo definitivo o a titolo temporaneo lo possa fare a cuor leggero. La chiusura finanziaria dei confini dovrebbe essere completa. In sostanza dovrebbe essere in violazione dei Trattati dell’Unione europea. Ma dato il grado di integrazione finanziaria all’interno dell’euro area e’ perfino dubbio che sia possible. L’interazione tra Grecia e Cipro per esempio rende impossibile isolare finanziariamente uno solo dei due paesi.

Passando al linguaggio scientifico, la cosa che piu’ mi e’ piaciuta e’ una formula che descrive il “Policy Trilemma”, l’impossibilita’ di avere contemporaneamente tassi di cambio fissi, liberta’ di circolazione dei capitali e autonomia nella politica monetaria. Mi scuso della complicazione, ma chi se ne occupa potrebbe trovarlo invece elegante quanto l’ho trovata io.

Rit = Rbit + %ΔEe + ρ

Rit rappresenta il tasso d’interesse nominale del paese di cui ci occupiamo, Rbit e’ il tasso d’interesse del paese “base” (Germania) e  %ΔEe  e’ la variazione attesa del tasso di cambio. Infine ρ rappresenta il premio al rischio sull’asset che stiamo considerando.

Nulla di nuovo rispetto alla tradizionale equazione della parita’ non coperta dei tassi d’interesse. Ma e’ anche un bel modo per esprimere il trilemma: se il cambio e’ fisso allora %ΔEe   e’ uguale a zero e Rit = Rbit  significa che non c’e’ autonomia della politica monetaria in presenza di liberta’ dei movimenti di capital. Indovinello: da che cosa e’ rappresentata nell’equazione la libera circolazione dei capitali? Dal segno dell’uguale, che sottintende l'arbitraggio. C’e’ chi si diverte con la settimana enigmistica e io invece spezzando il pane con gli economisti… Ma adesso basta, promesso.