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L’anima nera della Bundesbank

Michael Mussa, uno dei migliori economisti che abbia conosciuto, amava dire che le crisi economiche si dividono in tre tipi: crisi di liquidità, crisi di solvibilità e crisi di stupidità.

Il documento con cui la Bundesbank attacca gli interventi della Bce a favore dell'integrità dell'euroarea perfeziona il percorso europeo verso il terzo stadio della crisi. Si tratta di 29 pagine destinate alla Corte costituzionale in vista del parere dei giudici di Karlsruhe sull'obiezione di legittimità nei confronti dell'Omt, il programma di finanziamento da parte della Bce ai paesi che sottoscrivono il programma di assistenza dell'Esm (il meccanismo di stabilità europeo).

A compilarlo è il dipartimento legale della Banca centrale tedesca, l'”anima nera” della Bundesbank, l'ufficio che da anni ostacola l'unione monetaria europea e che rappresenta il sancta sanctorum dei nostalgici per i quali il marco è la “even shetiyyah” la pietra di fondazione del mondo. Karlsruhe ne è stata influenzata per anni, almeno fino ai pronunciamenti del 2012 diventati più cauti. Sembrava infatti che da allora l'anima nera fosse stata silenziata. Ma pensate invece a questo plausibile scenario: con il documento diffuso ieri la Bundesbank avvia una campagna stampa contro la Bce; l'11 giugno il presidente Jens Weidmann testimonia a Karlsruhe contro gli Omt; il riflesso pubblico della testimonianza soffia vento nelle vele del partito anti-euro “Alternativa per la Germania” a tre mesi dal voto per le elezioni federali. Il partito che oggi raccoglie solo il 3% dei consensi si allarga al suo bacino potenziale (17-22%). Il resto lo lascio immaginare a voi.

Se non fosse per le potenziali conseguenze politiche, non varrebbe la pena occuparsi di un documento di modesta caratura logica e tecnica. Nella sostanza si osserva che non è possibile affermare oggettivamente che esistano disturbi nei meccanismi di trasmissione della politica monetaria nell'euro area. La giustificazione degli interventi della Bce era invece che in alcuni paesi il calo dei tassi non arrivava perché prevaleva il premio al rischio indotto dalla paura della fine dell'euro. Secondo la Bundesbank si tratta di un giudizio soggettivo che solo ex post potrebbe essere confermato: “Cari parenti, il paziente è morto quindi adesso ne siamo oggettivamente certi, era gravemente malato”. Il documento non presenta alcuna base empirica per sostenere la propria tesi. E questo proprio nei giorni in cui la Bce invece produce un'estesa massa documentale sulla specifica condizione del credito alle imprese di piccola e media dimensione in Italia e Spagna opposta a quella in Germania.

Infatti la critica espressa dal documento è politica, non tecnica né legale, e si concentra su una frase pronunciata da Mario Draghi nell'estate scorsa a proposito dell'irreversibilità dell'euro. Un altro giudizio soggettivo, secondo il documento, perché può sempre accadere che un paese in difficoltà decida di uscire, quindi non spetta alla Bce eliminare il suo premio al rischio. Giudizi simili, osserva la Bundesbank, spettano a governi e parlamenti, così come ad essi spetta intervenire se si vuole evitare il rischio di rottura dell'euro.

Dunque il giudizio spetterebbe ai singoli paesi, non alle autorità europee, nemmeno dunque al Consiglio europeo, nè alla base giuridica dell'Unione europea, quel Trattato che non prevede uscite dall'euro. Dietro questa imbarazzante negazione dell'Europa si nasconde il dramma della Bundesbank che ancora si ostina a negare quanto svelato lo scorso anno (si perdonerà l'autocitazione) e cioè che fu proprio l'allora presidente della Bundesbank a proporre per primo nel maggio 2010 che la Bce acquistasse i titoli di stato dei paesi in difficoltà. Salvo poi rimangiarsi la proposta e rinnegare la verità. Questo “peccato originale”, ormai diventato di pubblico dominio negli Stati Uniti, pesa come una pietra tombale sulla credibilità della Banca centrale tedesca.

La risposta dei politici tedeschi alle osservazioni della Bundesbank sono state mature e sagge, al punto da isolare la Bundesbank quanto non era mai successo in passato. I responsabili di Cdu e Spd sono stati quasi liquidatori. Tuttavia da alcune settimane il linguaggio delle prime linee del governo si è indurito. Non solo la disastrosa vicenda degli aiuti a Cipro (conseguenza anche di schermaglie elettorali berlinesi) ha dimostrato un'inversione di rotta nella strategia di assistenza ai paesi in difficoltà, ma fonti ben informate ritengono che Berlino accetterà di procedere verso l'unione bancaria solo seguendo un “processo a due stadi” che transiterà per una revisione molto ampia del Trattato europeo e che probabilmente richiederà cinque anni per essere completato. E nel frattempo? “Nei paesi in crisi c'è ancora molto spazio per aumentare le tasse” risponde un alto funzionario del governo. Ieri infine la cancelliera Merkel ha fatto l'occhiolino alla Bundesbank, osservando che la Germania avrebbe bisogno di tassi più alti. Una presa di posizione molto irrituale per chi difende l'autonomia della Bce dai governi.

In Europa si è finalmente aperta la discussione su una politica economica matura, che non abbandoni il rigore, ma che lo condizioni alla capacità dei paesi di realizzare riforme favorendo un assetto economico ed istituzionale ben ordinato. Ma alla discussione manca l'interlocutore tedesco, la cui posizione è paralizzata dall'attesa del voto federale tedesco del 22 settembre. Se si trattasse solo di attendere (sprecare) qualche mese, si potrebbe ancora accettare. Ma il problema è che nel frattempo, in questo gioco di specchi, di egoismi e ipocrisie, riprendono vita i peggiori fantasmi.