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La responsabilita’ dei giornali

Se la politica italiana e' disfunzionale la ragione e' anche perche' - da vent'anni almeno - i giornali italiani contribuiscono a farla esistere in una condizione di extrarealta'.

Ogni giorno il paese viene rappresentato come se il suo destino dipendensse dalla dichiarazione di un politico o dell'altro  (stavo mettendo dei nomi e poi ho pensato che era proprio il gioco da evitare). Non e' necessario nemmeno che si tratti di un politico, o piu' propriamente di un "attore" politico, e' sufficiente che sia una figura nella rappresentazione scenica del paese: un vecchio cantante, un giovane imprenditore, una furba concubina. Come se l'esercizio dialettico fosse influente alle sorti del paese, mentre lo e' principalmente per gli equilibri di un potere specifico che non ha riguardo all'interesse del paese.

Senza la continua alimentazione di questo universo parallelo, invasivo, assordante, una specie di Matrix fatto di grammatica e di degenerazioni lessicali, la vita politica che conosciamo non  esisterebbe. In assenza di questo continuo corteggiamento allo specchio, la politica dovrebbe reinventare se stessa, il proprio linguaggio e dare un senso costruttivo alla propria missione. Ma no. Non succede. Perche' da vent'anni giornali italiani sono la pozione che risveglia ogni mattina un gigante privo di forza.

Non ci si inganni, stiamo parlando di un potere malato ma enorme. La gestione dello Stato rimane la principale industria del paese. Con la difficolta' delle imprese italiane ad assumere la sfida globale fin dagli anni Novanta, i servizi pubblici sono diventati l'architrave della vita economica del paese. Quindi la decisione sulle leve del potere decide anche del benessere dei cittadini e delle imprese. Le considerazioni sulle proprieta' dei giornali sono evidenti.

Consiglio la lettura delle descrizioni dei politologi greci sullo sviluppo della crisi e sul ruolo dei partiti e dei cosiddetti "imprenditori della politica". Il ruolo dei giornali non e' tanto diverso da quello che fa si' che l'Italia sia tanto in basso nelle classifiche mondiali sulla liberta' di stampa.     

Quello che e' abbastanza buffo e' il preteso senso di distanza che i giornalisti hanno nei confronti della politica stessa. Coincidono con essa, ne seguono le stesse identiche logiche, ne condividono gli interessi ideali e materiali, ma riescono ancora a conservare una finzione di distanza dal potere. Ovviamente questa finzione non puo' reggere.  E' bastato cambiare medium con internet per mettere in difficolta' in pochi semestri sia partiti sia giornali, entrambi secolari. E' bastato altrettanto poco perche' i nuovi attori, il movimento 5 stelle e altri venissero digeriti come nuove figure di una rappresentazione scenica immortale. Oramai tutto coincide, tutto si sovrappone. La conseguenza e' che i giornali d'area diventano sempre piu' espliciti servitori degli interessi del loro editore politico o finanziario. Ma sempre negandolo. Non c'e' bisogno nemmeno di schierarsi. E' sufficiente fare da ventilatore al linguaggio della pseudorealta'. Dopo vent'anni di quotidiano esercizio di soggezione, intere generazioni di giornalisti non sanno nemmeno piu' che cosa altro fare, come farlo e – cio' che e' piu' tragico – per chi farlo. 

A questo riguardo, mi ha colpito invece quanto i giornalisti tedeschi siano espliciti nel riconoscere le loro simpatie politiche. Nel grafico qui sotto sono registrate le risposte sull'affiliazione dei giornalisti tedeschi, cosi' come le ha raccolte un ampio sondaggio dell'Istituto di studi giornalistici di Amburgo. Si badi la stampa tedesca e' deprecabile per molti aspetti. L'affermazione di svolgere un ruolo critico nella societa' e' spesso abusiva. Nel complesso la predisposizione critica dei giornalisti tedeschi e' adolescenziale, poco matura, molto spesso incolta. Ho sperimentato di persona casi di censura imbarazzanti. I poteri finanziari sono penetranti anche tra Francoforte e Berlino. Ma non c'e' la stessa materia collosa che rende indistinguibili come in Italia i responsabili del giornalismo dai responsabili dei partiti.

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Al punto che se uno volesse rivolgere le stesse domande ai giornalisti italiani verebbe fuori che – paradossalmente - la massa di uomini dei media non schierati sarebbe enormemente piu' ampia di quella in Germania. D'altronde e' indicativo che la "mancanza di differenza" nelle opinioni, sia etimologicamente la stessa cosa dell'"indifferenza". Cioe' del cinismo.